Le mie riflessioni
 
12/03/2011:Rincari petroliferi? Multiamo chi specula . I prezzi alle stelle vanno combattuti come si contrasta l'evasione fiscale

 

Per buona parte delle imprese e dei lavoratori in tutto il mondo, proprio quando le  economie si riprendono, il 2011 minaccia di diventare più difficile del 2008. La causa non è solo lo shock petrolifero denunciato da Ben Bernanke, il governatore della Fed. È anche il rincaro di tutte le materie prime più importanti per la produzione industriale e delle energie alternative, per non parlare dei generi alimentari. I prezzi stanno raggiungendo livelli record, e se non caleranno porteranno stagflazione, ossia ristagno economico e inflazione, la piaga degli anni 70 e di vari periodi successivi. Anche senza un'altra crisi finanziaria, il danno sarebbe enorme. Come è possibile che dopo le amare, ripetute esperienze degli ultimi quarant'anni i rincari delle materie prime non siano stati per lo meno arginati? Le spiegazioni del Fondo monetario, dalla incapacità dei mercati di anticipare tragedie geopolitiche come quelle del Medioriente alla improvvisa scarsità dei prodotti in seguito a eventi naturali, non sono convincenti.

Ogni volta che i prezzi delle materie prime, alimentari in testa, sono saliti alle stelle, i soliti ignoti, grandi banche, hedge fund e multinazionali, ne hanno tratto profitti faraonici. Basta citare le decine di miliardi di dollari guadagnati dalla Exxon e dalle sue sorelle nelle crisi petrolifere. La verità è che i rincari delle materie prime sono dovuti anche alle speculazioni dei soliti ignoti. Il petrolio, per esempio, non verrebbe a mancare neanche se la Libia non ne fornisse più perché l'Arabia Saudita potrebbe sopperirvi da sola. Il problema è che in molti casi o i Paesi produttori o le compagnie petrolifere formano cartelli occulti sui prezzi. Lo stesso avviene per la maggioranza delle altre materie prime: per il Nobel dell'economia Paul Krugman è in corso un'incetta di minerali tra cui il rame, secondo la Fao il rincaro degli alimentari «non ha nulla a che vedere con le leggi della domanda e dell'offerta», ma è l'effetto delle speculazioni.

È innegabile che il boom dei colossi emergenti abbia aumentato i consumi di materie prime e generi alimentari. Ma lo è anche che al mercato merci di Chicago siano esplose le speculazioni. Il mercato dei future, gli andamenti a venire, è inondato di capitali-scommessa sui rincari. La troppo generosa politica creditizia della Fed, che a differenza della Bce non intende per adesso rialzare i tassi d'interesse, permette ai soliti ignoti d'investirvi a piacimento. Il Congresso Usa e la Commissione UE sono consci del problema. Il primo si propone di fissare un tetto per i contratti sui future, la seconda di regolamentarli. Ma rischia di essere troppo poco e troppo tardi per il 2011, come ammoniscono il ministro Giulio Tremonti e il governatore di Bankitalia Mario Draghi. La speculazione va combattuta con il vigore e la continuità con cui viene combattuta l'evasione fiscale. La speculazione investe capitali molto maggiori e provoca danni molto più gravi e diffusi che non l'evasione fiscale. Come non è consentito ai contribuenti di frodare il fisco, così non deve esserlo ai soliti ignoti di arricchirsi a scapito delle imprese e dei lavoratori. Il rimedio non è lo statalismo, il rigido controllo dei prezzi che paralizzò l'Unione sovietica. Come dice Michael Barnier (commissario Uè),  è  nvece un'oculata regolamentazione, un'adeguata trasparenza dei mercati. Ricordo che nel 1973 (prima grande crisi petrolifera), quando scarseggiava la benzina, in America un presidente repubblicano, Richard Nixon, mosse guerra ai rincari delle materie prime e degli alimentari. Non adottò lo storico calmiere ma premette sulle banche e i fondi d'investimento minacciando multe e altre sanzioni. Ottenne qualche risultato, e ne beneficiò l'intera economia.

 
 
 
 
 17/01/2011: La rivoluzione del  lavoro, sostenuta da Marchionne sta rendendo dei grattacapi al potere  sindacale. Il mercato del lavoro sta tramutando energicamente. Vent’anni fa, sostenevo tale cambiamento e avevo combattuto per anni contro di loro. E’ stata una lotta dura. Per loro ero un folle, la mia  fermezza contro quelli della linea" puri e duri" è stata  vincente e hanno dovuto ripegarsi. 
Infatti nelle mie imprese non c'è stato un'ora di sciopero, mai una raduno sindacale, mai un iscritto. Avevo il  mio sistema, chi era competente, veniva strapagato e chi era un mascalzone o assenteista cronico  (malattie del venerdi o del lunedi) aveva  un'esistenza difficile.  Solo la UIL e in seguito  la CISL portavano  il cambiamento, mentre la CGIL è sempre stata arretrata anni luce.
 Bravo Marchionne. Questo cambiamento serve per non far dislocare intere attività produttive all'estero, e ritornare competitivi sul mercato mondiale.
 
 
 Svolta epocale, meglio tardi che mai, diversamente tra 10 anni noi poveri italiani per continuare a vivere, dovremo emigrare  all'estero, come i nostri babbi in passato.
Prima i doveri e poi i diritti.
 
15/01/2011:Einstein disse "Non so con quali armi si combatterà la Terza guerra mondiale, ma la Quarta sì: con bastoni e pietre". I politologi ipotizzano da anni che il prossimo conflitto mondiale, se ci sarà (molti ne sono certi), vedrà il confronto tra Cina e USA, le due superpotenze di questo secolo. La prima in ascesa, la seconda in declino. Una guerra per le risorse, non ideologica. Un confronto già in atto per l'energia, dove la Cina ha raggiunto il primato mondiale dei consumi e da due anni è il primo importatore di petrolio dall'Arabia Saudita, superando gli Stati Uniti.
Il renminbi, o yuan, (la valuta cinese) e il dollaro sono destinati a una inevitabile guerra monetaria a livello mondiale. Il valore dello yuan è per ora mantenuto basso in modo artificiale dal governo cinese per aumentare le esportazioni. Una manovra contestata dall'Occidente e che ha portato il deficit commerciale statunitense verso la Cina a 250 miliardi di dollari nel 2010. In futuro si passerà probabilmente dai petroldollari ai petrolyuan. La Cina è la prima nazione detentrice di titoli pubblici americani con 895,6 miliardi di dollari. Se li vendesse l'economia a stelle e strisce crollerebbe, per ora non le conviene per via delle esportazioni, ma il futuro è incerto per la richiesta di un nuovo protezionismo da parte delle aziende americane. Lo shopping cinese del debito pubblico, e quindi delle sovranità nazionali, avviene anche in Europa. La Cina detiene 630 miliardi di euro di titoli UE e continua ad acquistare come è avvenuto la scorsa settimana in Portogallo. A Bruxelles la Cina è la vera banca europea.
Il presidente cinese
Hu Jintao è stato definito da Forbes l'uomo più potente del mondo. La diminuzione delle risorse agricole e l'aumento della popolazione ha creato un nuovo colonialismo: quello agricolo. Si conquistano immensi terreni in Sudamerica e in Africa con la valuta al posto delle armi. In prima fila c'è sempre la Cina. Le basi americane circondano la Cina nel Pacifico con una doppia linea dal Giappone alle Filippine, da Guam a Okinawa. La Cina importa l'80% del petrolio attraverso lo stretto di Malacca
. Il predominio navale nel Pacifico è fondamentale per la sua esistenza, ma sui mari comandano gli Stati Uniti. Gli investimenti cinesi nelle armi hanno avuto una forte accelerazione negli ultimi anni. La Cina è ancora lontana dal gigantesco apparato militare USA che conta, ad esempio, 11 portaerei verso nessuna cinese, 900 aerei da combattimento vs 290 e 56 cacciatorpedinieri vs 28. Il tempo è dalla parte della Cina se non viene interrotta prima la sua espansione militare e economica. In Italia abbiamo mediato al nascente conflitto alla nostra maniera, realizzando una fusione, un sincretismo internazionale. Basi americane ovunque e nuove aziende cinesi che si moltiplicano come i funghi dalla ristorazione alla moda, in Veneto un'azienda su quattro del settore è cinese e una base militare su due è statunitense.

 

08/01/2011: Il Sindaco di Londra mette una tassa sulle coppie che si dividono. Scandalo e critiche.

Per me è un'ottima tassa legittima , perchè quando una famiglia si divide, la collettività paga per i servizi sociali annessi al trauma principalmente per i figli e per il congiunto più debole. Approverei anche una legge, per i viziati fumatori, tossicomani e alcolisti, che per le loro debolezze, necessitano cure sanitarie, da oggi dovranno pagare di tasca  propria. Ci vuole un rigido capovolgimento dei diritti e ripristinare per primis i doveri 

 

31.12.2010: Cosa aspettiamo:
Cosa si aspetta a prender in mano la situazione Italia. Ormai siamo circondati da migliaia di squali, pronti a sbranarci, al punto che saremo costretti a chieder aiuto alla UE .Oggi la prima banca italiana è fallita e nessuno ne parla. Provate ad immaginarvi, che panico per i   sfortunati clienti che   non possono ritirare i propri soldi per la spesa quotidiana. Questo è una piccola catastrofe contenuta  in pochi centinaia di cittadini, ma se fossero milioni ..I maggior paesi avanzati hanno varato misure straordinarie imponendo pesanti manovre di austerity
Dobbiamo senza indugio demolire l’enorme deficit pubblico, cosa indugiamo
Irlanda: Taglio della spesa pubblica - taglio dei salari del 5% e per i neo assunti del 10%. Le buste paghe dei ministeri scendono del 25% - Taglio di 24.650 dipendenti statali e 3 miliardi  di investimenti pubblici. Spesa sociale meno le pensioni  cala del 5%. Taglio di 1 € sulla paga oraria minima ( € 7,50 all’h). Taglio di 2,8 miliardi sui costi del welfare. Aumento dell’iva sino al 23%. Aumento delle tasse sul reddito e viene introdotta una tassa ecologica.
Usa: taglio del 10% dei dipendenti federali e altri 200.000 entro il 2020
Regno unito. Taglio della spesa pubblica solo per il 2010 pari a € 7.5 miliardi di €. Riduzione di spesa in tutti i settori del 19% in 4 anni. Congelamento delle assunzioni pubbliche. Taglio delle consulenze per  € 8. Miliardi in meno ( su badge di 346 miliardi alla difesa ) licenziamento di 490.000 dipendenti pubblici. Alzamento della pensione da 65 anni a 66 anni.  Taglio bonus alle famiglie e tasse alle università
Francia: Congelamento della spesa pubblica nei prossimi 3 anni con riduzione dei costi del 10% pari € 11,5  miliardi. Innalzamento delle pensioni da 60 a 62 anni. Aboliti incentivi fiscali e tassa straordinaria sui redditi più alti e sulle rendine finanziarie.
Portogallo: Blocco degli aumenti dei salari dei dipendenti pubblici e riduzione del 5% quello dei politici. Aumento dell’iva del 1% e 1% anche sull’Irpef sugli stipendi medio -alti e di 1,5%  per quelli più alti. Sospensione di tutti i progetti di opere pubbliche
Germania: Risparmio di 80 miliardi entro il 2014. Taglio di 15.000 posti nel pubblico e di 40.000 soldati. Congelati gli aumenti per i dipendenti pubblici, dei  sussidi di disoccupazione, alcune pensioni, sussidio erogato alle famiglie con figli non sarà più per tutti. Stop alle sovvenzioni per alcuni settori produttivi. Rinvio della chiusura del Nucleare. Tassa sul nucleare e tassa sul traffico aereo
Grecia. Riduzione del 20% dei stipendi pubblici- la tredicesima è tagliata del 30%. Chiusura di centinaia di Enti. Congelamento dei salari del settore privato. Eliminati i bonus ad alti funzionari e manager. Abolita la pensione anticipata delle donne ( bastava 50 anni) e quelle erogate alle 40.000 famiglie non sposate di impiegati pubblici. Pensione da 65 a 67 anni. Iva al 23%. Aumento accise della benzina, sui tabacchi e alcolici. Prelievi su beni di lusso, barche, chiese ( finora esentasse) . Scudo fiscale sul modello Italiano. 
Giappone:Diminuzione del 14% di le opere pubbliche e aumento tasse sociali. Iva dal 5 al 10%
Spagna: Privatizzazione dell’Ente aeroporti  e della Lotteria. Aumento tasse sulle sigarette. Stop al sussidio di € 426 mensili garantito ai disoccupati di lunga data. Taglio del 5% dei stipendi pubblici. Riduzioni su investimenti per le infrastrutture. Iva aumenta dal 16 al 18%. Aliquota sul risparmi dal 18 passa al 19%. Per le rendite superiori alle € 6.000 spassa al 21%. Aumento dell’età  pensioni a 67 anni 
Quando i nostri capiranno sarà tardi, i squali ci avranno sbranato  e solo all’ora , strinsi dal panico,  aggrapperanno  tutti gli esempi sopra citati, e come la consueta buffonata all’italiana  amplieranno  tutte le percentuali , ad esclusione della riduzione del loro modesto e miserabile  stipendio. A proclami lo ridurranno, anzi litigheranno al ribasso, ma all’approvazione, tutti   voteranno NO alla loro diminuzione.
 Bastano solo due proposte   per salvarci.  Ridurre le spese e lo spreco
Viva L’Italia 

   27/11/2010: L’euro? Mi auguro la sua disfatta: “ Tante unioni monetari sono finite senza traumi.

   Azzerare la valuta farebbe bene   all’Italia.    

   Da tempo ho la patente di euroscettico e ne vado orgoglioso.

Molti membri autorevoli della comunità finanziaria, dicono esattamente ciò che penso e vado a ripetere da tempo: dopo la crisi della Grecia e quella dell’Irlanda, la dissoluzione dell’area euro non è da escludere, anzi sotto certi aspetti è persino desiderabile. Persino Angela Merkel ha dei dubbi sulla tenuta. Non sarebbe affatto un disastro, anzi credo , almeno che si guarda le lezioni che arrivano dalla passato. Forse molti non sanno che, alla fine della seconda guerra mondiale in poi, abbiamo assistito in tutto il mondo alla decomposizione di ben 69 unioni monetarie diverse. Ben 69, sono tantissime, ma la loro fine è avverata senza particolari shock per l’economia, specialmente in Europa. Se si parla di un’unione monetaria, preciso che anche la Gran Bretagna e l’Irlanda, per fare un esempio, fino a qualche decennio fa erano parte di un’unione monetaria, basata su un sistema di cambio alla pari tra le rispettive valute che sono state abbandonate nel 1979. C’è poi un caso più vicino: quello dell’unione monetaria tra la Repubblica Ceca e la Slovenia, affondato  nel 1992. Ciò che ebbe luogo 18 anni fa in quei due paesi, presenta molte conformità con l’attuale contesto dell’area euro. Infatti dopo il crollo del muro di Berlino i governi di Praga e Bratislava decisero di separarsi  politicamente, ma di mantenere in vita un’unione monetaria attraverso un sistema di scambio alla pari tra le rispettive valute. La situazione, però divenne inaccettabile perché l’economia della Repubblica Ceca viaggiava a una velocità duplice/ triplice, rispetto alla Slovacchia, con un tasso di produttività più elevato dell’8% e un Pil pro capite superiore del 24%. Così la moneta slovacca fu ben presto svalutata, per tenere conto delle diverse realtà economiche dei due paesi. E’ proprio la stessa situazione che c’è oggi in Europa.

Viaggia a due velocità: le economie di alcune Nazioni come la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo,ma anche la Spagna e Italia hanno sciupato nell’ultimo decennio tra il 18% e il 33%, di competitività rispetto alla Germania. Per recuperare terreno le nazioni più deboli, non possono usare l’arma della svalutazione dei cambi per sostenere l’export, come facevano un tempo. Sono intrappolate in un patto di stabilità che le impone ad avere, oltre la stessa moneta, anche gli stessi tassi d’interesse e gli stessi impegni di bilanci dei Paesi più forti. Come si fa a sostenere questa situazione. Per mettersi in salvo e restare nell’area euro, per esempio la Grecia avrà bisogno di raggiungere nei prossimi anni un avanzo primario di ben l’8% in rapporto al Pil. Un livello elevatissimo che richiede grandi sacrifici ai contribuenti. Non so se i greci saranno in grado di affrontare un periodo così lungo di austerità. Lo stesso vale per le altre nazioni più indebitate. Questi paesi devono uscire dall’euro, ma potrebbe avvenire il contrario: la Germania potrebbe stufarsi di sostenere inutilmente il progetto euro e smettere di finanziare i Paesi in difficoltà, decidendo di adottare una moneta comune soltanto con le nazioni economicamente più forti come la Francia o quelle del Nord Europa, mentre per noi Italiani, sarebbe più vantaggioso adottare una moneta diversa rispetto alla Germania. Negli ultimi anni l’Italia ha infatti perso molta competitività rispetto alla locomotiva tedesca, ma è un paese che ha ancora fondamenta solide, visto che siamo riusciti a mantenere un deficit di bilancio relativamente contenuto. L’unico problema è il suo enorme stock di debito pubblico, che però è in larga parte un debito domestico, cioè detenuto dagli investitori italiani, che sono abitualmente dei grandi acquirenti di  titoli di Stato.

26/10/2010 : I nostri politici devono programmare ora il ns. futuro, altrimenti tra 40 anni sarà la fine dei nostri figli. Devono fare  urgentemente  leggi che  limitano  i nostri consumi e  adottare uno stile di vita sostenibile. Dopo sarà tardi.

L'umanità sta crescendo, tanto in termini demografici quanto nei consumi. Sappiamo che questo è un problema. Ma è anche un fatto naturale, Crescere è un fatto normale per la maggior parte delle civiltà. Ma la nostra, per la prima volta, si trova di fronte a una situazio­ne nuova: le risorse a cui faccia­mo appello si stanno esaurendo. La nostra civilizzazione, così come agisce oggi, ha una scadenza. Se entro i prossimi 40 anni non sare­mo stati capaci di limitare i nostri consumi, finiremo per oltrepassare le possibilità di sostentamento che il pianeta ci offre. Per esempio: se continueremo ad abbattere le fo­reste tropicali con il ritmo attuale, saranno tutte scomparse entro il 2030, salvo quelle in Amazzonia e nel Congo. E un discorso analogo vale per acqua, suolo, petrolio.  

Come abbiamo fatto ad arriva­re a questo punto? Ci sono troppi di noi che svolgono un'attività che non è direttamente legata al nostro sostentamento. Questo non è un problema fon­damentale, perché con il passare degli anni la produttività dell'agri­coltura è cresciuta notevolmente. Nell'antico Egitto un agricoltore  poteva nutrire 4 persone oltre a se stesso. Fra i Maya, 2 mila anni prima di Cristo, 2 agricol­tori riuscivano a produrre cibo per le loro famiglie e per un'altra persona. Oggi un agricoltore ame­ricano riesce a produrre cibo per sé e per altre 100 persone ed è proba­bile che il miglioramento tecnolo­gico incrementerà ulteriormente questo rapporto in futuro. Il vero problema non è nel modo in cui ci relazioniamo con l'ambiente.   Per evitare il collasso della nostra civiltà dovremo ridurre il nostro tasso di crescita, oppure usare la tecnologia e la scienza per aiutarci a mantenere il nostro ritmo attuale riducendo il nostro impatto sul­l'ambiente-Non dobbiamo smettere di cresce­re, ma modificare il modo in cui lo facciamo. Tuttavia, come scrisse anni fa un economista non convenzionale, in un mondo di risorse limitate ci sono solo 2 tipi di persone che credono nel mito della crescita illimitata: i pazzi e gli economisti. L'idea che l'uma­nità possa crescere senza limiti col modello attuale è priva di fonda­mento. Abbiamo ormai quasi rag­giunto il nostro limite in termini di risorse utilizzabili e dobbiamo agi­re al più presto per preservarle, il che comporta un cambiamento nel nostro modo di vivere. Trent'anni fa credevamo che il problema più rilevante della nostra civiltà fosse la sovrappopolazione. Siamo cre­sciuti da 1,5 miliardi a 6,5 miliardi in poco più di un secolo e questo ci ha spaventati.

Oggi sappiamo però che la questio­ne cruciale non è, almeno adesso, il numero di persone che abitano la Terra, ma la quantità di risorse che ognuna di queste persone consuma. Il quadro cambia in modo radicale, perché il tasso di consumo non è uguale per tutti gli esseri umani. Un africano consuma un volume di risorse 32 volte inferiore rispet­to a un americano. Quindi, visto in una prospettiva ambientale, un americano è 32 volte più pericolo­so di un kenyano. Oggi pare che il tasso di crescita della popolazione stia rallentando e si pensa che in 30 anni il numero di individui che po­polano la Terra sarà pari a "solo" 9 miliardi. Il che sarebbe una buona notizia, visto che teoricamente il nostro pianeta è in grado di soste­nere questo numero di persone. Il problema è che chi abita nel Terzo mondo desidera raggiungere il li­vello di consumi di chi appartiene al mondo civilizzato e questo, se dovesse avvenire, renderebbe in­sostenibile la vita sulla Terra. 

 Eppure il Primo mondo continua a promettere al Terzo mondo che il suo livello di consumo crescerà...È un inganno crudele. Ci ostiniamo a illudere i Paesi in via di sviluppo che, se sapranno adottare le poli­tiche economiche che suggeriamo loro tramite il Fondo Monetario Internazionale e la pressione dei nostri governi, riusciranno a raggiungere il nostro livello di benessere materiale. Ma è impossi­bile. Perché se tutti consumassero come nel Primo mondo avremmo già esaurito le risorse del pianeta. Quale può essere la soluzione? Re­cuperare un equilibrio, facendo in modo che i Paesi più sviluppati ri­ducano i propri consumi e consen­tendo a quelli in via di sviluppo di incrementare i propri. Avvicinare questi 2 mondi è l'unica via possi­bile per garantire alla nostra civiltà la sostenibilità di cui ha bisogno per continuare a esistere. Altrimenti il nostro pianeta smetterà di essere ospitale e la nostra civiltà diventerà sempre meno stabile.   Ma come può una civiltà come la nostra prendere una decisione tanto difficile come quella di ridurre volontariamente il proprio tenore di vita? O come può decre­scere, continuando a garantire ai suoi membri la soddisfazione che cercano?Nel mondo esistono molti esem­pi di comunità che hanno sapu­to prendere decisioni del genere. In Europa il consumo pro- capite è quasi la metà rispetto agli Usa e non per questo il vostro livello di soddisfazione e il vostro tenore di vita sono inferiori.    Qualche civiltà del passato è riu­scita a trovare il modo di mante­nere in equilibrio il consumo delle risorse per millenni?Certo. L'Islanda per esempio è riu­scita a mantenere per più di un mil­lennio il proprio equilibrio perche i suoi abitanti hanno capito in fretta che dovevano preservare il proprio terreno allevando le peco­re in un modo sostenibile. Un altro esempio è il Giappone, che ospita società complesse già dal 14 mila a. C. senza aver mai subito un col­lasso, eccetto quello a seguito della Seconda guerra mondiale. An­che nella piccola isola di Tikopea, nell'oceano Pacifico, i polinesiani hanno saputo gestire l'ambiente per millenni senza distruggerlo.   

Che cosa ci impedisce di muoverci tutti insieme nella giusta direzio­ne? E chi dovrebbe prendere que­sta decisione? Tutti. La decisione spetta ai gover­ni, ma anche ai singoli individui. Alcune delle scelte importanti, come vietare l'uso del piombo nelle produzioni industriali, possono es­sere prese solo dalle istituzioni. Ma molte delle decisioni che contano sono alla portata dei singoli indivi­dui. Molti hanno scelto automobili ecologiche. E non perché il gover­no gliel'ha suggerito, ma sulla base di una decisione etica personale.  Guardando al passato, però, è dif­ficile trovare casi in cui la nostra società sia riuscita a prendere una grande decisione condivisa per il bene comune. Si sbaglia. Prendiamo la Seconda guerra mon­diale. Prima di allora era difficile prevedere che le grandi nazioni europee avrebbero finito per unirsi e andare d'accordo. Eppure poco tempo dopo è accaduto: i grandi leader europei hanno capito che 100 milioni di morti bastavano e che dovevano trovare un modo di­verso, più pacifico, di convivere. È stata una scelta lucida e consape­vole, e oggi si guardi intorno: chi poteva immaginare pochi decenni fa che sarebbe stato possibile viag­giare da Parigi a Berlino senza pas­saporto e che Francia e Germania avrebbero avuto la stessa moneta.   Qual è, secondo lei, la causa più comune del fallimento di una so­cietà? Se le dicessi che esiste un solo fat­tore dominante sarei superficia­le. Esiste però un insieme di cause complementari. Fra queste ci sono sicuramente i danni che gli esse­ri umani provocano all'ambiente, ma anche i cambiamenti climatici (che, al contrario di oggi, in pas­sato avevano solo cause naturali), i nemici esterni (Cartagine è crollata perché ha incontrato Roma). Infine ci sono le cause politiche e sociali interne alla società.

 Da tempo ho la patente di euroscettico e ne vado orgoglioso.  Molti membri autorevoli della comunità finanziaria, dicono esattamente ciò che penso e vado a ripetere da tempo: dopo la crisi della Grecia e quella dell’Irlanda, la dissoluzione dell’area euro non è da escludere, anzi sotto certi aspetti è persino desiderabile.  Persino Angela Merkel ha dei dubbi sulla tenuta. Non sarebbe affatto un disastro, anzi credo , almeno che si guarda le lezioni che arrivano dalla passato. Forse molti non sanno che, alla fine della seconda guerra mondiale in poi, abbiamo assistito in tutto il mondo alla decomposizione di ben 69 unioni monetarie diverse. Ben 69, sono tantissime, ma la loro fine è avverata senza particolari shock per l’economia, specialmente in Europa. Se si parla di un’unione monetaria, preciso che anche la Gran Bretagna e l’Irlanda, per fare un esempio, fino a qualche decennio fa erano parte di un’unione monetaria, basata su un sistema di cambio alla pari tra le rispettive valute che sono state abbandonate nel 1979. C’è poi un caso più vicino: quello dell’unione monetaria tra la Repubblica Ceca e la Slovenia, affondato  nel 1992. Ciò che ebbe luogo 18 anni fa in quei due paesi, presenta molte conformità con l’attuale contesto dell’area euro. Infatti dopo il crollo del muro di Berlino i governi di Praga e Bratislava decisero di separarsi  politicamente, ma di mantenere in vita un’unione monetaria attraverso un sistema di scambio alla pari tra le rispettive valute. La situazione, però divenne inaccettabile perché l’economia della Repubblica Ceca viaggiava a una velocità duplice/ triplice, rispetto alla Slovacchia, con un tasso di produttività più elevato dell’8% e un Pil pro capite superiore del 24%. Così la moneta slovacca fu ben presto svalutata, per tenere conto delle diverse realtà economiche dei due paesi. E’ proprio la stessa situazione che c’è oggi in Europa. Viaggia a due velocità: le economie di alcune Nazioni come la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo,ma anche la Spagna e Italia hanno sciupato nell’ultimo decennio tra il 18% e il 33%, di competitività rispetto alla Germania. Per recuperare terreno le nazioni più deboli, non possono usare l’arma della svalutazione dei cambi per sostenere l’export, come facevano un tempo. Sono intrappolate in un patto di stabilità che le impone ad avere, oltre la stessa moneta, anche gli stessi tassi d’interesse e gli stessi impegni di bilanci dei Paesi più forti. Come si fa a sostenere questa situazione. Per mettersi in salvo e restare nell’area euro, per esempio la Grecia avrà bisogno di raggiungere nei prossimi anni un avanzo primario di ben l’8% in rapporto al Pil. Un livello elevatissimo che richiede grandi sacrifici ai contribuenti. Non so se i greci saranno in grado di affrontare un periodo così lungo di austerità. Lo stesso vale per le altre nazioni più indebitate. Questi paesi devono uscire dall’euro, ma potrebbe avvenire il contrario: la Germania potrebbe stufarsi di sostenere inutilmente il progetto euro e smettere di finanziare i Paesi in difficoltà, decidendo di adottare una moneta comune soltanto con le nazioni economicamente più forti come la Francia o quelle del Nord Europa, mentre per noi Italiani, sarebbe più vantaggioso adottare una moneta diversa rispetto alla Germania. Negli ultimi anni l’Italia ha infatti perso molta competitività rispetto alla locomotiva tedesca, ma è un paese che ha ancora fondamenta solide, visto che siamo riusciti a mantenere un deficit di bilancio relativamente contenuto. L’unico problema è il suo enorme stock di debito pubblico, che però è in larga parte un debito domestico, cioè detenuto dagli investitori italiani, che sono abitualmente dei grandi acquirenti di  titoli di Stato. 

22.09.2010; Fino al 2010, non si decide definitivamente per le nuove elezioni, per un semplice motivo che ci sono 130 miliardi di titoli di Stato in scadenza entro l'anno che devono essere pagati.altrimenti l'Italia  fallisce e saremo veramente  nella merda, I nostri goveranti ( rossi, neri, verdi, bianchi e blu)  lo sanno benissiomo, e fanno finta di litigare per l'interesse del popolino, ma se ne  fregano di noi. Si preoccupano e resteranno uniti, (nonostante la farsa quotidiana) perchè hanno capito che la pacchia sarebbe finita.  Per promemoria a loro onorevoli, vi ricordo che nel 2011 ci sono altri 233 miliardi di euro da rimborsare e nel 2012 altri 126 miliardi di Btp. 

  20/04/2010 Equitalia è una Spa con capitale pubblico, 51% Agenzia delle Entrate e 49% Inps, che fa riscossione di crediti per vari enti, per esempio i Comuni, e riscuote anche i debiti fiscali, cioè tasse o multe che i cittadini non hanno pagato. Vedremo quanto si paga in più, cosa comporta una dimenticanza, o una non avvenuta notifica. E' possibile che una mancata riscossione di un canone rai comporti un'ipoteca sulla casa senza che l'interessato lo sappia? Purtroppo succede spesso. Succede che le aziende che lavorano con gli enti pubblici non vengano pagate nei tempi stabiliti. E le stesse aziende si vedono imposto un fermo amministrativo o un'ipoteca perché a loro volta pagano in ritardo le imposte. Il sistema della riscossione è complesso almeno quanto lo è il bilancio dello Stato. La Finanziaria esiste dal 1978 e dovrebbe essere la manovra annuale che serve al Governo per riequilibrare i conti, visto che siamo strozzati dal debito pubblico. La finanziaria dunque dovrebbe correggere i bilanci con nuove necessità di spesa, tagli e nuove norme. Solo che normalmente, da settembre a dicembre, i mesi in cui viene discussa nelle Commissioni Bilancio del Parlamento, si riempie di commi e alla fine diventa  un maxiemendamento, di solito approvato sotto Natale con un voto di fiducia. Ho percorso il labirinto di  norme e leggine incomprensibili  non solo ai cittadini, ma anche a parlamentari che le hanno votate. Ogni anno si fanno tagli a Sanità o Istruzione ma alla fine la manovra finanziaria, nonostante la crisi, con alcuni è sempre generosa,  e così ogni anno vengono concessi, in modo bipartisan, i finanziamenti per il Belice o quelli per i cosiddetti enti inutili. Anche i fondi della “Legge Mancia” dal 2005 sono diventati una consuetudine: vengono discussi all’interno delle Commissioni Bilancio delle due Camere dove i parlamentari si spartiscono le quote per i loro territori. Alla fine ce ne è un po’ per tutti: 120mila euro alla congregazione Ave Grazia Plena di Afragola, 66.500 per fare un marciapiede ad Arsiè, 50.000 per salvaguardare il parco e la Via Appia, e via con una lunga lista. Intanto si prova a studiare un nuovo modello di "autofinanziamento", per esempio quello di costituire una spa pubblica che valorizzi il patrimonio del Ministero della Difesa. In che modo, e chi lo gestirà? Tra pochi anni ci saranno  i soliti  scandali che tutti saranno assolti, ma tutti saranno più ricchi

 05.05.2010La concorrenza straniera ci sta mangiando tutto, prima avevamo un pregiudizio contro i cinesi che sfornavano solo copie a basso costo dei nostri prodotti, senza qualità.Noi andiamo in Cina per produrre a minor costo, mentre i cinesi acquistano i marchi e le aziende occidentali per impadronirsi del loro Know –how, spostando sempre il loro obbiettivo dalla quantità alla qualità . Un paradosso.

 

15.05.2010: Sono proprio un veggente . Ci siamo. Avevate letto il mio articolo del 08.03.2010 nel link “ Sprechi assurdi all’italiana” Andate a rileggerlo per bene. Ormai la povera Italia  seguirà la Grecia,  i stessi politici di tutti i colori lo sanno benissimo, anche se non lo dicono, ma basta leggere i giornali per vedere le loro dichiarazioni sulle riduzioni dei loro stipendi e tagli sugli sprechi. Uno dice di ridurre il i 5% e l’altro gioca al rialzo al 10% e l’altro ancora  i 3 mensilità e cosi via, perché ormai hanno paura della rivoluzione e si giustificano “ io l’avevo detto” “io volevo fare”  discriminando la loro avidità. La storia si ripete. All’apice del suo splendore l’impero romano era la più grande amministrazione umana, che il mondo avesse mai visto. Le leggi romane erano così efficaci che tuttora il diritto romano è alla base della legislazione di molti paesi. Nonostante le imprese di Roma, però le sue legioni non riuscirono a sconfiggere un nemico insidioso: la corruzione. Alla fine essa ne accelerò la caduta. Già 3.500 anni fa la Torah condannava la corruzione con queste parole “ Non accetterai doni, perché il dono acceca chi ha gli occhi aperti e perverte anche le parole dei giusti” ( Esodo 23,8 Nuova versione ufficiale della Confederazione Episcopale Italiana. Ed. San paolo).  Nei secoli trascorsi da allora c’è stato un proliferare di leggi contro la corruzione, che però non sono riuscite ad emarginarla. Milioni di bustarelle cambiano mano ogni giorno e milioni  di persone ne subiscono le conseguenze. La corruzione  è ormai  così diffusa e raffinata da minare il tessuto stesso della società. In certi Paesi non si può fare quasi nulla se non si paga una tangente, idem in Italia.. Corrompendo la persona giusta si supera tutto, ( un esame, una patente, un causa, un appalto, un verbale). Qualcuno a detto che la corruzione è come una cappa di smog che soffoca le prospettive e l’anima  della gente.   Mi chiedo cosa spinge alcuni ad essere corrotti anziché onesti? Per certuni questo può essere il modo più semplice, o forse l’unico, per ottenere ciò che vogliono. A volte con una bustarella si può evitare facilmente una punizione. Ma man che aumenta, la corruzione diviene più accettabile finche  diventa uno stile di vita. Persone con stipendi molto bassi cominciano a pensare di non avere alternativa., Se vogliono condurre una vista decente devono pretendere bustarelle. E se quelli che estorcono denaro o pagano tangenti per ottenere indebiti vantaggi, rimangano impuniti, pochi sono disposti ad andare contro corrente. Due potenti forze continuano a soffiare sulle fiamme della corruzione; l’egoismo e l’avidità. Per egoismo i  corrotti decidono di ignorare le sofferenze che la loro corruzione causa ad altri e la giustificano semplicemente perché ne traggono vantaggio. Più beni materiali accumulano, più diventano avidi. L’avidità va a braccetto immancabilmente con la corruzione e l’illegalità. La corruzione è distruttiva e ingiusta, dato che reca danno a persone   e reca beneficio solo a persone senza scrupolo, destabilizzando il buon governo, danneggiando l’ economia e lo sviluppo, alterando il commercio, penalizzando  il povero cittadino.

 

 

 

 10.05.2010: Ribellatevi alle banche. Come definire un parassita? Nell'ambiente animale il parassita "è essere vivente, animale o vegetale, che vive e si nutre a spese di un altro essere vivente " . Cosa dite che cambia da un parassita ad una banca? Lo strapotere della finanza soffoca l’economia e la politica. Il mondo che non vivremo è minacciato da un fenomeno che sta assumendo una dimensione sempre più eccessiva e pericolosa. Le istituzioni finanziarie, quelle che hanno inventato a proprio esclusivo vantaggio la globalizzazione di cui si continua a leggere sui giornali. Con la loro spregiudicatezza, hanno causato la crisi finanziaria degli ultimi anni, distruggendo l’industria produttiva mondiale, controllando la vita pubblica. Sono diventate troppo potenti e grandi. Controllano il 30% dell’intera economia mondiale, mentre 15 anni fa controllavano solo il 3%. Le banche sono quasi inutili, perché ormai non hanno una vera utilità sociale. Vanno smantellate, perché uno dei veri motivi scatenanti della crisi è una polizza assicurativa, ch i governi hanno fornito alle stesse banche e alle istituzioni finanziarie. In pratica i governi hanno detto ai banchieri ” Correte pure grandi rischi, fate tutto quello che volete, se le cose andranno male ci pensiamo noi a risarcirvi”Questa polizza si chiama TOO HIG TO FAIL/ TROPPO GRANDE PER FALLIRE. Mi spiego meglio. Fai l’imprenditore e fai quello che vuoi con le tue aziende, se rischi il fallimento, ci penso io come governo a controbilanciare le tue perdite. Come si nota è una garanzia fantastica, ma dannosa per la società. Ecco perché bisogna togliere questa garanzia, le banche vanno fatte fallire e gli amministratori messi in galera per 30 anni, ma anche prevenire con formule vincenti e semplici, con delle  regole rigide e non farle diventare troppo  grandi. Meglio 50 banche piccole che una grande, perché le società sicure di non fallire si sono esposte a rischi maggiori e sono state salvate dal fallimento solo per  l’intervento dello Stato preoccupato che il loro crollo potesse danneggiare centinaia di migliaia di cittadini e l’economia più, dal fatto che lo Stato stesso ( e quindi i cittadini tutti con le tasse) fosse costrettoa enormi esborsi  Se i nostri governanti  non  ridurranno le tasse del 30% , se non abbasseranno i costi della burocrazia, sarà la nostra distruzione industriale e ritorneremo indietro di 100 anni  

 19/04/2010 Ora come ora in Europa c’è in comune solo la moneta e da sola non basta. L’euro era il primo passo, ma poi ne abbiamo fatti altri? In politica estera quando è ora di negoziare per frenare le emissioni di gas serra degli Indiani o per garantire l’approvvigionamento di gas dai Russi, l’Italia va avanti da sola, la Francia va da sola, la Germania va da sola. Ogni stato gioca per conto suo, fuori e dentro casa e i 500 milioni di cittadini europei rimangono una massa amorfa che non fa paura a nessuno. Le imprese e i cittadini hanno anche a che fare con 27 sistemi giuridici diversi per la stessa transazione e allora possiamo definire l’Europa mercato unico? E’ possibile che ciò che è reato in Francia, in Italia non lo sia? Il bilancio dell’Unione è di 116 miliardi all’anno, ma quasi metà se ne va in sussidi agricoli. Per la ricerca, le reti intelligenti o la banda larga rimane ben poco. Tutto compreso ogni Italiano riceve 1200 euro all’anno dal bilancio europeo, meno di uno Spagnolo che ne riceve 1900. I più ricchi sono quelli che ricevono di più: un Lussemburghese prende 22mila euro mentre un Bulgaro ne prende solo 1500. I fondi strutturali sono l’altro grande capitolo di spesa del bilancio europeo, dovrebbero andare agli Stati meno sviluppati per portarli al livello degli altri, ma come li spendono? I progetti sono tanti e ci scappano anche 100 mila euro per lo sviluppo del tango finlandese, 54 mila euro per un hostess bar in Spagna, oppure 1milione e 280mila euro per formare aspiranti vallette televisive a Napoli. Tanti fondi li ha presi la Grecia, che però oggi si sta dibattendo per evitare la bancarotta. Disoccupazione, riduzione dei salari e aumento delle tasse è il catalogo delle pene che devono subire i Greci indebitati. Siamo andati anche in Irlanda a vedere cosa significa tirarsi il collo per uscire dalla voragine del debito. L’Unione Europea non vuole più salvare gli Stati membri in difficoltà e i prossimi  saranno  il Portogallo, poi  l’Italia e la Spagna. L’integrazione europea è sotto attacco proprio mentre la macchina è ferma con il motore imballato: Francia e Germania non si capiscono, non hanno la stessa idea di dove vogliono portare l’Europa, ma non possiamo più permetterci il lusso d’ora in avanti di continuare a indugiare e lasciare la comunità europea come una grande incompiuta.

  16/04/2010:Poco tempo fa, le banche italiane si presentavano come sempre, con bilanci in utili, da rabbrividire, ma tra loro non si prestavano i soldi, perché non avevano fiducia l’una con l’altra. Mi pareva strano una cosa del genere e non capivo. Di colpo, in Americana fallivano le prime banche, il sistema mondiale crollava e le aziende italiane cominciarono a soffrire, per mancanza di lavoro e di liquidità. Visto che erano in bancarotta, le banche cominciarono ha richiedere il rientro immediato e per loro iniziava l’incubo del fallimento. Cominciarono a girare voci che alcune banche italiane stavano fallendo. Com’è possibile visto i loro bilanci meravigliosi dell’anno precedente?  Unico vero motivo, che i bilanci che presentavano agli azionisti erano falsi.  Invece di mettere in galera alcuni Presidenti di queste istituzioni, che il loro unico hobby, è far apparire sui giornali, che tutto va bene, che sono bravi, belli e buoni, cominciarono a chiedere aiuto a Tremonti, che presta i nostri soldi al tasso dell’1%. con l’obbligo e dovere di aiutare le aziende. Le banche accettano di buon cuore, la nostra generosità, ma invece aiutare le aziende o le famiglie, decidono di investire gli aiuti statali, comprando titoli di stato all’interesse del 2%.  Guadagno netto 1% senza rischi e come una magia i loro bilanci sono gonfi di utili e di liquidità. Grandi e lungimiranti, questi banchieri che hanno inventato una nuova formula di arricchimento a rischio zero, lucrando sulla vita altrui, infatti, tanti onorevoli e onesti imprenditori si sono suicidati per la vergogna. In Cina sarebbero stati fucilati in 24 h, da noi questi personaggi, incassano stipendi milionari con aggiunte di bonus vari per obbiettivi raggiunti.  Un pensiero ad alta voce: mi piacerebbe che qualcuno vada a controllare le sorgenti dei loro programmi, dove solo i Presidenti  di queste banche hanno le password e che possono modificare a loro piacimento le  formule di calcolo sui interessi , gg valute e così via. Ennesimo scandalo sempre a carico dei cittadini e continueranno perchè il sistema bancario è tutelato. Posso far di tutto e non fallire mai.  

 10/04/2010"Se fra 3 ani non avremo realizzato riforma fiscali, riforma federale e riduzione del numero  dei parlamentari, avremo fallito, e dovremo andarecene al mare invece di presentarci alle elezioni." Questa è la dichiarazione di Maroni ( Lega). Sarà vero? Se ci riusciranno, io passo con la Lega, l'importante che non siano altre promesse non mantenute, come quando 80 di loro volevano cambiare casacca se cancellavano le Province e Comunità montane e d'incanto, invece di cancellarle sono aumentate. Le promesse vanno mantenute. 

Io, vi strapperò il burqa. L’Italia e Gussago ha bisogno di una legge contro il burqa. Io combatterò e mi impegnerò a fondo nella battaglia antiburqa, in nome della laicità, della sicurezza e dei diritti delle donne e della denuncia degli intenti provocatori dell’estremismo islamico, perché mette in gioco i nostri valori fondamentali  Libertà, fraternità, uguaglianza,lavoro, l’autonomia dei principi, dei valori e delle leggi, laicità, sicurezza. il burqa mette in gioco la nostra sicurezza”. La laicità non è per me il rispetto delle religioni. Al contrario, esprime il rispetto della libertà di tutti. Compresi i fedeli di altre religioni e compresi coloro che non si riconoscono in alcuna religione. Il burqa copre totalmente il volto della donna. E viola il principio dell’uguaglianza perché  rende evidente e inaccettabile lo stato di inferiorità della donna. Come si fa a comunicare con una donna col burqa, si ha l’impressione di non comunicare. Il dialogo tra due persone passa attraverso anche alcune forme espressive. Se una di queste si nasconde completamente, come è possibile dialogare? Il dialogo è anche un sorriso, un’espressione del volto, una stretta di mano. Il burqa è il rifiuto di comunicare. Il burqa non è un simbolo religioso, semmai è di un certo modo di strumentalizzare la religione. Le autorità islamiche italiane si sono espresse con chiarezza: l’Islam non implica affatto il burqa. Non è un problema di religione e non è neppure un problema di immigrazione.Il problema del burqa riguarda i diritti delle donne e l’esigenza collettiva della sicurezza. Una legge è il modo più solenne per prendere una decisione ufficiale. Ne occorre una semplicissima, che impedisca di portare in luoghi pubblici, comprese le strade, abbigliamenti tali da dissimulare il volto. Chi viola la legge, gli sarà dato una multa e se recidiva, la multa potrà essere accompagnata dall’impegno a frequentare un corso di educazione civica.Ci saranno forze contrarie ai valori della nostra Repubblica, per verificare la nostra determinazione o la nostra rassegnazione. Noi non possiamo permetterci alcun cedimento Se siamo deboli o rassegnati di fronte e certe provocazioni, poi non dobbiamo stupirci se la gente reagisce dando il voto all’estrema destra. Comunque le donne col burqa possono sempre ritornare al loro paese, se non condividono le nostre leggi, nessuno le trattiene.  

  Il patto cittadino – stato si è rotto : Qui ci vuole la giusta imposta. Il patto fiscale tra Stato e cittadino si è rotto e pertanto occorre riflettere su una riforma complessiva del sistema tributario, per un fisco più giusto e per salvare il nostro Paese, ci vuole una riforma strutturale Domanda: Che cosa è la giusta imposta?Risposta: E’ quando un cittadino può permettersi di pagare allo Stato, sia per i servizi pubblici ricevuti e sia per la solidarietà sociale, senza compromettere le proprie capacità di piena realizzazione personale. E non parlo solo di Irpef ma anche di Iva, accise, imposte sulla benzina, Ici,Irap, e così via. Le chiedo lei sa quanto paga al fisco in un anno? Domanda: No. Forse non lo sa nessuno.  Risposta: sulla base di un calcolo medio e molto approssimativo, non meno del 55% di quanto si guadagna va nelle casse dello Stato in tasse e se permette non mi pare una equa misura.Domanda: Qual è la misura equa? Risposta: Le rispondo con un esempio. Se un individuo guadagna 100 euro all’anno non dovrà corrispondere tra dirette e indirette più del 40%. Una volta corrisposti i 40 non si dovrò più pagare i servizi pubblici, dalla sanità ai trasporti, alla istruzione, perché  ha già dato. Il carico tributario deve essere misurato sulla capacità economica complessiva globale della persona e  l’attuale sistema non consente tali misurazioni. Già sapere quanto ciascuno paga sarebbe un primo passo. Il patto si ricostruisce rendendo trasparente il rapporto tra contribuzione tributaria e servizi pubblici ottenuti. In un accordo virtuoso, una volta che il contribuente versa la giusta imposta dovrebbe ottenere i servizi senza ulteriori esborsi. Invece, oggi ci sono ticket e balzelli vari che affliggono anche e forse soprattutto chi ha già pagato. Domanda: Molti non fanno la loro parte. Risposta: Senza un fisco equo si giustificano le mille furbizie di chi è pronto a evadere e a eludere. Domanda: Allora come si fa la sua riforma? Risposta: Occorre ribaltare completamente il punto di partenza. Oggi lo Stato spende e va a caccia dei soldi nelle tasche degli italiani, e li cerca dove è più facile, al distributore di benzina, sugli stipendi e sulle ritenute dei redditi, con tributi iniqui.  Una ingiustizia sostanziale poiché  si prevede di pagare le tasse prima di sapere quanto effettivamente sarà dovuto. Si dovrebbe invece, stabilire prima e da zero quali sono i servizi necessari, come gestirli, come organizzali in modo efficiente, quali attività pubbliche possono essere dismesse o privatizzate e così via. Occorre creare uno strumento, una matrice che misura il giusto carico fiscale di ognuno di noi e distinto in categorie diverse come il lavoratore dipendente, l’imprenditore, il libero professionista. La mia non è provocazione o utopia, ma il modo di rispettare la Costituzione. 

  Debito pubblico italiano:ma quanto sei grande? Il debito pubblico italiano ha raggiunto la soglia di 1.800 miliardi di euro. E' una cifra impressionate che però non fa impressioe.Con l'euro tutto pare  più semplice, e non ci rendiamo conto di cosa significhi; 1.800 miliardi di euro sono quasi 2 milioni di miliardi di lire. Cifre che fa raggelare.E' una cifra che nessun umano riuscirebbe mai a contare in una intera vita: servirebbe un'intera scolaresca, più di 21 alunni, che per tutta la vita lavorativa, senza mai ammalarsi, contasse banconote da 100 euro. Messi in fila, 1.800 liliardi di euro in biglietti da 100 euro fanno quasi 7 volte l'equatore. Su una popolazione di circa 60.000.000 di persone, sono circa 30.000 euro di debito a testa, neonati e vecchi, italiani e stranieri. Ciò che preoccupa, o meglio che dovrebbe preoccupare, è il fatto che il debito pubblico è salito, e di molto, in anni in cui gli interessi del debito pubblico si sono quasi azzerati. A fine 2007 il debito ammontava a quasi 1.600 milardi di euro: sono quindi circa 100 miliardi all'anno di aumento, di più di quanto lo scudo non abbia fatto rimpatriare a fine 2009. Taluno si consola rapportando al PIL; ma se cala anche quello sono dolori. E il Pil cala trasticamente.  

   Mi sono sempre chiesto, perchè tutti o quasi tutti gli uomini di potere rubano come se il furto sia l'unico lavoro degno del loro potere, del loro comando e previlegio sociale. La risposta, lo trovata in un articolo di un grande economista  Giulio Sapellini " Per sentirsi pari a Dio, onnipotenti e impuniti. La società moderna non ha Dio e non ha i suoi sostituti, ha perso la capacità di distinguere, non ha una stella polare, non ha un disegno politico, non ha istituzione che riescano  a sostituire Dio" In poche parole " Se Dio non esiste tutto è permesso.

 

 

  

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